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Africa – lo sguardo del viaggiatore

di Marco Pontoni*

su itune.apple.com, per ipad e mini ipad

Un viaggio attraverso il Continente nero, dall’Uganda allo Zimbabwe, dal Mozambico al Ghana, dalla Somalia all’Eritrea. Un viaggio fatto di foto, innanzitutto, ma anche di testi, e con un’appendice video, una lunga intervista a Kizito Sesana, già direttore del mensile “Nigrizia”, sulla realtà di Kibera, a Nairobi, uno degli slum più grandi dell’Africa. Un viaggio veicolato da una app editoriale disponibile su itune.apple.com, un “libro elettronico” pensato per il momento per ipad e mini ipad (prossimamente anche su piattaforma android). Un viaggio, infine, che non ha niente di scontato e niente di “pietistico”, quello proposto da Marco Pontoni, giornalista trentino con una grande passione per l’Africa, nata all’università di Bologna, seguendo i corsi di Anna Maria Gentili, una delle maggiori africaniste italiane, e coltivata con numerosi viaggi nel Continente per documentare soprattutto progetti di cooperazione allo sviluppo. L’Africa raccontata in queste immagini (già oggetto di una mostra fotografica itinerante curata da Ipsia) e in questi racconti è un continente in movimento, oltre gli stereotipi della fame e delle guerre, oltre ai paradisi degli animali e alle spiagge amate dai turisti. Un’Africa straordinaria nella sua quotidianità, che interroga il viaggiatore e lo mette di fronte ai propri limiti, alle proprie aspettative.

” Viaggiare dovrebbe servire ad osservare anche noi stessi, oltre agli altri – si legge significativamente in uno dei testi che corredano le diverse sezioni fotografiche –  A scoprire dove si annidano i nostri luoghi comuni, i nostri pregiudizi. Ma qual è la conoscenza che si accumula, e qual è l’atteggiamento giusto per avvicinarvisi? Gli antropologi in passato dicevano che da un lato bisognerebbe essere invisibili, quando si arriva in un villaggio, quando si entra in contatto con qualche tribù, o anche quando si varca la soglia di un quartiere pericoloso in una delle tante metropoli tentacolari prodotte dall’emigrazione interna. Osservare senza essere visti; è anche il sogno di ogni fotografo, scattare senza che le persone se ne accorgano, senza che assumano qualche posa. Tuttavia, per conoscere non basta guardare; bisogna comunicare. Bisogna entrare in contatto”.

Città e villaggi, strade e sentieri, scuole, campi coltivati, ospedali, uomini al lavoro, bambini e soprattutto donne, le donne che sono la spina dorsale dell’Africa, donne su cui grava gran parte del lavoro domestico ma che sono spesso anche protagoniste del miracolo economico della nuova Africa, con tassi di crescita anche del 9-10%; in queste foto (di un “non-fotografo”, tiene a precisare l’autore), ritroviamo l’Africa “qualunque” di Kapuściński, quella che i media dimenticano quando si allontana dai colori forti del dramma, della tragedia epica (lo stereotipo al quale l’Africa sembra sempre condannata). Dalla Somalia che rinasce, oltre  l’incubo della guerra civile, al Mozambico che lavora e cresce, pur senza nascondere i problemi delle baraccopoli di capitali come Nairobi o Kampala, le enormi contraddizioni dell’Africa, in un viaggio che continua…

Valentina Trentini editore

*Marco Pontoni (Bolzano, 1965) è giornalista e scrittore. Ha pubblicato il romanzo “Music Box” (2005) e, con lo pseudonimo di Henry J. Ginsberg, la raccolta di racconti “Vengo via con te” (2013), attualmente in traduzione per il mercato Usa. Con il fotografo Massimo Zarucco ha pubblicato inoltre il volume “Mozambico, l’orgoglio di un popolo”. Ha realizzato numerosi reportages e documentari in Africa fra cui “Insieme-Juntos”, premiato al Filmfestival della montagna e dell’esplorazione (2003).

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Informazioni su @lamarty_twi

PR Strategist Mi occupo di Pubbliche Relazioni e Comunicazione, come libero professionista, per diverse realtà nazionali ed internazionali. Sono attiva in particolare nel Terzo Settore, con attenzione ai temi dello sviluppo sostenibile e solidarietà sociale. Lavoro in rete con altri professionisti nella GreenPress EnvironMedia. Toglietemi tutto, ma non il passaporto

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