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Violenza domestica – l’effetto domino sul futuro per i minori si deve fermare

Cosa aspetta lo Stato?

Il nuovo piano d’azione per contrastare la violenza non è all’altezza delle aspettative. La violenza assistita è una delle forme di maltrattamento all’infanzia più sottovalutate e meno conosciute, ma non per questo meno gravi, ed è parte e conseguenza della violenza domestica. Infatti, oltre il 75 % dei casi che vedono vittime le donne si svolgono in famiglia. La maggioranza di queste donne ha dei figli che percepiscono, assistono o vivono in prima persona i maltrattamenti che sono riservati alla madre.

Quando si parla di violenza assistita, siamo nel campo del B-Side, il lato nascosto della violenza familiare, quello più subdolo, che si consuma tra le mura domestiche nell’indifferenza di tutti, perché sconosciuto nei suoi effetti devastanti all’opinione pubblica, agli operatori di settore e anche ai genitori.

“La generale percezione nell’opinione pubblica è che maltrattare una persona davanti a un minore non abbia conseguenze su di loro, o che sia meglio avere una padre anche violento piuttosto che non averlo – spiega Simona Lanzoni, responsabile dei progetti Pangea Onlus – In realtà in situazioni intra-familiari di violenza i minori imparano che questo è l’unico modo per relazionarsi e continueranno a farlo con un effetto domino. Soprattutto – precisa Lanzoni – una volta diventati adulti, c’è un maggior rischio di perpetuare la violenza, perpetrandola o subendola”.

Stiamo cioè parlando di quella forma di abuso sul minore che si concretizza ogni volta che un padre aggredisce una madre, e che un figlio assiste a tale aggressione, psicologica, verbale, fisica o economica.

“Il bambino può subire questo tipo di violenza direttamente o indirettamente, anche solo percependo un clima di tensione in casa – ha spiegato Gloria Soavi, presidente Cismai (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia), nel corso della conferenza “Diritto a un futuro senza violenza in famiglia: strumenti ed esperienze in Italia e in Europa per fermare l’effetto domino su minori e madri”, organizzata da Fondazione Pangea Onlus nell’ambito del progetto Daphne della Commissione Europea – e la gravità della cosa non muta: le conseguenze, nell’immediato e in età adulta, sono comunque sempre pesanti”. Crescendo, infatti, i minori che sono stati testimoni e hanno vissuto questo tipo di violenza sono maggiormente esposti a sintomatologie post-traumatiche e problemi relazionali rispetto a quelli che non hanno sperimentato questo tipo di situazioni.

“Oggi è di moda parlare di recupero del maltrattante – continua Lanzoni – ma, in realtà, se ci fossero dei fondi per far fare un percorso di recupero ai minori assieme alla madre, individualmente e insieme, di qui a breve avremmo contribuito molto all’eliminazione della riproduzione della violenza. L’effetto-domino può dunque essere fermato lavorando con i bambini e le madri nel recupero del trauma e della loro relazione affettiva assieme ai centri antiviolenza, attraverso un metodo come quello che abbiamo sperimentato nel progetto europeo B-Side. Oggi invece si pensa a come mediare con il padre maltrattante. Ma non ci sono le condizioni per nessuna mediazione familiare. Questo deve essere un punto fondamentale. E il prossimo piano di azione nazionale sulla violenza dovrebbe essere molto chiaro su questo e su come intende integrare il percorso delle madri vittime di violenza con quello dei figli. Purtroppo, però – continua Lanzoni – il nuovo piano per il contrasto alla violenza che è stato pubblicato dal DPO per una consultazione pubblica non è, ancora una volta, uno strumento all’altezza. Per affrontare questo problema quanto ancora dovremo aspettare? Quanti altri progetti europei dovremo fare per portare all’attenzione delle nostre istituzioni i problemi della vita reale delle sue cittadine e cittadini affinché se ne facciano carico con politiche e leggi decenti ed efficaci?”.

All’incontro, tenutosi a Roma il 10 dicembre, Giornata internazionale dei Diritti Umani, presso lo Spazio Europa gestito dall’Ufficio d’informazione in Italia del Parlamento europeo, per presentare gli strumenti elaborati e i risultati raggiunti nel Progetto europeo B-SIDE: a Barrier to Stop the In-door Domino Effect (www.cwdv-abarriertostopindoordominoeffect.eu), nato proprio per cercare una strategia comune di intervento per il recupero del trauma e della relazione tra minori e madri vittime di violenza domestica, con uno specifico riconoscimento sul tema della violenza assistita, in mancanza di politiche e servizi essenziali e sistemici nel nostro Paese e, più in generale, in Europa.

Daniela Truffo e Valeria La Valle, del Centro Donna Lilith di Latina, partner di progetto, hanno presentato il programma di recupero per bambini vittime di violenza assistita in Italia svolto all’interno della loro casa-rifugio Emily, e tutte le altre partner europee in streaming. Inoltre sono intervenute Monica Mancini, progect manager del progetto e Anamaria Galarreta, coordinatrice scientifica.

A chiudere gli interventi è intervenuta l’Onorevole Vanna Iori della Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza: “Presenterò in Parlamento una proposta di legge su questo argomento. Sarà una battaglia difficile, perché per me è già complicato far capire ai miei colleghi cosa significhi, violenza assistita, ma ci sono tutti i presupposti per l’approvazione di una legge ad hoc”.

Secondo i risultati di uno studio del 2011 del progetto Daphne, si stima che questo tipo di violenza colpisca, solo in Italia, oltre 400mila minori, e secondo una ricerca Cismai-Terre des Hommes del 2013 le vittime prese in carico sono 16 su 1000. Ricerche e studi recenti, avvalorati anche dall’Organizzazione mondiale della sanità (www.who.int), hanno evidenziato come questa sia una forma di abuso primario al pari di altre forme di violenza ma la normativa italiana non ha ancora accolto tale definizione e i minori  sono quindi ancora considerati solo come “testimoni” e non come vittime, in virtù del fatto che la violenza psicologica è più difficile da individuare di quella fisica.

Fonte: Ufficio Stampa Fondazione Pangea Onlus

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Informazioni su @lamarty_twi

PR Strategist Mi occupo di Pubbliche Relazioni e Comunicazione, come libero professionista, per diverse realtà nazionali ed internazionali. Sono attiva in particolare nel Terzo Settore, con attenzione ai temi dello sviluppo sostenibile e solidarietà sociale. Lavoro in rete con altri professionisti nella GreenPress EnvironMedia. Toglietemi tutto, ma non il passaporto

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