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Dal traffico di legname il 18% dei gas serra: investire sulla certificazione aiuta il pianeta

In occasione della Giornata mondiale delle Foreste, l’associazione PEFC Italia lancia l’allarme sull’impatto negativo dei tagli illegali. Un problema per l’Italia, primo importatore europeo di legname e un danno per le aziende nazionali virtuose

La deforestazione è responsabile di un quinto delle emissioni dei gas serra mondiali e il taglio illegale degli alberi rappresenta una delle principali cause di questa situazione. Una piaga intollerabile per un mondo impegnato nella lotta ai cambiamenti climatici ma anche un problema di legalità e di tutela delle aziende sane contro la concorrenza sleale del crimine organizzato. E la preoccupazione dovrebbe essere ancor più pressante nel nostro Paese, in cui la filiera bosco-legno, con le sue 65mila imprese e 360mila addetti (dato Federlegno Arredo), rappresenta il secondo settore dell’industria manifatturiera ed è il principale importatore di legname in Europa.

Intervenire per arginare il traffico illecito è quindi un obiettivo cruciale che non va sottovalutato: è l’auspicio che il PEFC Italia, sezione nazionale dello standard di certificazione per la gestione forestale sostenibile più diffuso al mondo, rivolge in occasione della Giornata internazionale delle foreste 2015.

“Il traffico illegale – spiega Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia – danneggia in maniera profonda e sistematica sia il mercato legale del legno, sia, più in generale, l’intero sistema-Paese, per le ricadute negative in termini di evasione fiscale, riciclaggio e mancato rispetto dei diritti dei lavoratori. Ogni anno in Europa vengono smerciate tonnellate di legno la cui provenienza non è chiaramente tracciata e a livello globale, secondo i dati della Banca Mondiale, questo fenomeno determina una perdita per l’industria e per i proprietari forestali pari a 10 miliardi di euro l’anno”.

Per arginare il problema, uno degli strumenti che si è dimostrato più efficace è proprio la certificazione forestale: da un lato infatti garantisce la gestione sostenibile dei boschi dai quali il legno è ottenuto e la più completa tracciabilità della materia prima utilizzata. Dall’altro, è un importante veicolo di comunicazione che permette di dare visibilità alle aziende che lo scelgono. Non è quindi un caso che la via della certificazione venga intrapresa da un numero sempre maggiore di soggetti operanti nella filiera bosco-legno: ad oggi l’area forestale certificata PEFC in Italia è di quasi 819mila ettari, in crescita del 10% nell’ultimo triennio. I proprietari forestali certificati hanno superato quota 24mila e le aziende che hanno ottenuto la certificazione CoC (condizione essenziale per le imprese che vogliano usare il logo PEFC sui prodotti realizzati con materia prima certificata) sono 907.

Ma di spazio per rafforzare il sistema di gestione virtuoso del nostro patrimonio forestale ce n’è ancora moltissimo. La superficie forestale nazionale infatti continua a crescere: dal 1980 ad oggi è passata da 6,3 milioni di ettari a 10,5 milioni, con un incremento di oltre il 70%. Si tratta della più ampia forma di cambiamento d’uso del suolo nella storia della Repubblica. Eppure, nonostante i nostri boschi si trovino in uno dei momenti di massima espansione rispetto agli ultimi due secoli, non si avuto un adeguato livello di gestione attiva. E così, un “tesoretto” che abbiamo in casa, giace spesso inutilizzato.

“Un autogol imperdonabile – osserva Brunori – perché un corretto sfruttamento delle nostre risorse boschive potrebbe rappresentare un importante asset economico per molti territori, una fonte di occupazione per molti giovani oltre che un prezioso alleato contro il dissesto idrogeologico. Lo dimostrano l’esperienza nei territori, come il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia e il Veneto che più hanno puntato sulla gestione responsabile e sulla certificazione forestale”.

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Informazioni su @lamarty_twi

PR Strategist Mi occupo di Pubbliche Relazioni e Comunicazione, come libero professionista, per diverse realtà nazionali ed internazionali. Sono attiva in particolare nel Terzo Settore, con attenzione ai temi dello sviluppo sostenibile e solidarietà sociale. Lavoro in rete con altri professionisti nella GreenPress EnvironMedia. Toglietemi tutto, ma non il passaporto

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